Quello che non è utile allo sciame non è utile nemmeno all'ape
Marco Aurelio, I ricordi, VI, 54
Bee Movie Regia: Simon J. Smith e Steve Hickner
Distribuzione: UIP
Spalmato sul pane o su una fetta biscottata, immerso nel latte o nel tè caldo come dolcificante, al mattino per colazione o come rimedio per il mal di gola, accompagnato al pecorino o ad altri formaggi, venduto in barattoli di vetro di vario assortimento (all'acacia o millefiori, di castagno o agli agrumi, di corbezzolo o al timo ) o componente essenziale di gustosi biscotti e di golosi dessert, il miele è un alimento naturale e genuino consumato fin dall'antichità e tornato in auge proprio in questi ultimi anni con il recupero delle ricette regionali: dalle seadas, dolce tipico della Sardegna, alla sicilianissima cedrata petrafennula di Modica, dal torrone alla cicerchiata, dal pollo laccato alla ricotta dorata
Oltre ad essere un cibo altamente energetico e dolcificante il miele non necessita di nessuna trasformazione per arrivare dalla natura alla nostra tavola. Perché le api lo elaborano dal nettare dei fiori o dalle secrezioni provenienti da parti vive di piante, che esse bottinano, modificano, combinano con sostanze specifiche proprie, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell'alveare. Preparano, in sostanza, quelle provviste invernali che l'uomo carpisce riempiendo milioni di vasetti che troviamo nei supermercati o nelle più rare botteghe gastronomiche specializzate in leccornie. E per giunta, come vengono ricompensate quelle infaticabili produttrici di dolcezza?
Con l'inquinamento, con la deforestazione e, come se non bastasse, con la dispersione sempre più massiccia di antiparassitari che stanno causando una rapidissima e preoccupante estinzione dell'imenottero giallo e nero (si veda la scheda dedicata all'argomento) in ogni angolo del mondo. Ma per fortuna qualcosa di importante si sta muovendo, ad iniziare proprio dal mondo fantastico dell'animazione. Difatti, l'uscita di Bee Movies, il cartone natalizio diretto da Simon J. Smith (Shrek 4-D) e Steve Hickner (Il principe d'Egitto) e realizzato dalla Dreamworks, che ha già sbancato il botteghino americano, potrà catturare anche in Italia l'attenzione di grandi e piccini nei confronti dell'ennesimo disastro associato al degrado ambientale.
Perchè questa spassosissima fiaba comica ha il pregio di divertire e al tempo stesso esplorare la vita di quelle creature che ancora non abbiamo imparato ad apprezzare come si dovrebbe. E in questa rappresentazione digitale del piccolo mondo apistico, a differenza di altri lungometraggi animati affini come Z, la formica, A bug's life o il meno conosciuto L'apetta Giulia e la signora Vita (regia di Paolo Modugno, 2003) che mostravano una vicenda allegorica che si svolgeva totalmente nell'ambito della società degli insetti, è proprio il rapporto che intercorre tra le api e gli esseri umani a fornire lo spunto della storia.
A Barry B. Benson, fresco di laurea, l'opportunità di impiegarsi presso la Honex, a New Hiwe City, nell'ambito della produzione mellifera, non lo entusiasma. Tutt'altro. Così, appena gli si presenta l'occasione di allontanarsi dall'alveare per svolgere una delicata missione a fianco dei pollen jocks (assi del polline), ovvero lo squadrone speciale di api bottinatrici che si occupano di impollinazione e raccolta del nettare, Barry si avventura alla scoperta del fantastico mondo degli umani. Un mondo che non avrebbe osato immaginare: forme e colori meravigliosi, suoni e persone straordinarie. Ma anche pericoli ed esperienze sgradevoli, fino all'arrivo in un appartamento di Manhattan, dove incontra Vanessa, un'eccentrica e generosa fiorista che gli salverà la vita.
Il debito di riconoscenza verso la ragazza porterà l'ape a infrangere uno dei tabù fondamentali della propria specie: il divieto assoluto di parlare con gli uomini. E grazie a quell'amicizia imparerà a conoscere la complessa cultura degli esseri umani e scoprirà che da secoli questi strani bipedi depredano senza ritegno i suoi simili del bene più prezioso. La presa di coscienza lo condurrà in tribunale, dove Barry promuoverà una causa alla razza umana per sfruttamento e furto di miele. Ma un torbido e scaltro avvocato del sud, Layton T. Montgomery si adopererà con ogni mezzo - legale o meno - per gettare fango sulle lecite rivendicazioni del giovane Barry alimentando una querelle mai prima d'allora verificatasi tra insetti e persone
Gli sviluppi della vicenda saranno assolutamente originali così come anticonvenzionali sono state la genesi del soggetto e della sua realizzazione raccontata peraltro in due dei quattro trailer - cliccatissimi sul web - che promuovono il film in esame. In essi si può ammirare il comico Jerry Seinfeld (protagonista dell'omonima serie tv della NBC, ormai entrata nel mito americano) scrittore, produttore e doppiatore del personaggio principale, che in una messinscena live-action assai divertente prima appare in costume da ape, poi incontra Steven Spielberg, il quale lo convince ad abbandonare gli attori reali e passare all'animazione CGI. Ma le stranezze non si esauriscono qui. Al termine della prima presentazione di alcuni spezzoni del cartone al Festival di Cannes, Seinfeld, con lo da stesso vestimento giallonero in gommapiuma, si è addirittura lanciato dalla terrazza del tetto dell'Hotel Carlton - assicurato a un cavo - fin sulla spiaggia sottostante, suscitando curiosità e spasso tra gli spettatori.
C'è da aggiungere, inoltre, che la riuscita di Bee Movie non si basa solamente sull'intreccio principale in quanto il racconto è movimentato da tutta una serie di personaggi di contorno (doppiati in originale da un cast formidabile) ben caratterizzati e decisamente gradevoli come Mooseblood (Chris Rock fornisce la voce), una simpatica zanzara che incontra Barry tra vari insetti spiaccicati sul parabrezza di un camion, come il suo migliore amico, Adam Flayman (Matthew Broderick), felice della sua normalità all'interno dell'alveare, come i suoi genitori, Martin e Janet Benson (Barry Levinson e Kathy Bates), speranzosi che loro figlio segua le orme del padre diventando un mescolatore nella Honex, o come il già nominato avvocato Montgomery (John Goodman) e Lou Lo Duca (Rip Torn), il carismatico leader dello squadrone dei pollen jocks.
Tuttavia, una parolina in più va spesa per Vanessa (Renée Zellweger), l'aiutante del protagonista, una ragazza dal cor gentile, un tantino stravagante e idealista, ma sempre pronta a soccorrere l'amico in difficoltà, insidiata da Ken, suo partner sul campo da tennis, dal fisico scultoreo ma allergico alle punture delle api, il quale tenta, invano, di conquistarla con un approccio macho, forse più efficace con una Barbie che con una donna intelligente e fantasiosa. Ella costituisce il punto di raccordo tra il mondo delle api (l'universo in gran parte immaginario del film) e quello umano, la mediazione tra una società sorretta da forti ideali, sebbene rigida nei ruoli affidati agli individui, e l'altra che sembra dominata dal caos.
Un binomio che se da un lato può riportare alla mente contrapposizioni storiche come quelle tra Sparta e Atene, o tra URSS e USA, dall'altro vagheggia il recupero della perduta sensibilità nei confronti del proprio habitat e il ritorno a un più sano, e consono, stato di natura. La cultura delle api è rimasta pressoché uniforme in quasi 27 milioni di anni, ma Barry non è convinto del suo ruolo nella comunità: è questo il testo dominante nella storia. Il suo percorso avventuroso tra i grattacieli di New York e il verde di Central Park, costellato di vicissitudini imprevedibili, è una sorta di Bildungsroman, ossia il viaggio alla scoperta di se stesso di un individuo che sta cercando di integrarsi in un nuovo tipo di società.
La Dreamworks, con Bee Movie gioca fin dal titolo con un termine che suona come pellicola a budget ridotto, ma dietro a questa simpatica ironia si cela la sicurezza di aver realizzato un'opera dai costi tutt'altro che limitati, una commedia dai toni comici che si appresta a seguire le orme del fortunatissimo Shrek,che insegna a conoscere il mondo delle api e invita ad apprezzarne il pensiero alla luce di un messaggio di semplice efficacia e fruibilità: quello di anteporre al proprio tornaconto l'interesse della collettività. Senza dimenticare che tutti gli individui possiedono un valore per ciò che fanno a prescindere dal lavoro o dall'impiego che svolgono.
CLAUDIO LUGI
La silenziosa scomparsa delle lavoratrici dell'ambiente
Se spariscono le api, all'umanità restano quattro anni di vita. Niente più api, niente più impollinazione, niente più piante, niente più animali, niente più uomini.
Anonimo (attribuito ad Albert Einstein)
Non è affatto inusuale che un'ape capiti per sbaglio in un'aula scolastica provocando il panico. Questo accade perlopiù in primavera, quando l'aria tiepida si mescola ai profumi delle piante in fiore e dei deodoranti generosamente nebulizzati sulle t-shirt. In quel frangente le ragazze si scansano emettendo gridolini di terrore, mentre i maschietti si lanciano all'assalto, con i quaderni arrotolati a mo' di clava, verso l'esserino ronzante, nel tentativo di schiacciarlo, sotto lo sguardo desolato e impotente dell'insegnante che si sgola nel rassicurare gli alunni su quell'innocuo e utile imenottero. Ma a drammatizzare ulteriormente la situazione c'è sempre qualcuno pronto a ricordare la vicenda di un parente o di un conoscente allergico alla puntura dell'insetto...
L'episodio di banale consuetudine appena descritto fotografa, tuttavia, con nostro vivo rammarico, la scarsa considerazione nei confronti di un animale in grave pericolo di estinzione. Non solo. La moria di api che sta investendo gli USA, la Germania, il Brasile e, anche se in misura minore, il nostro paese, non riscuote più di tanto l'interesse dei media, attirati in massima parte dai più telegenici delfini o dai più spaventosi varani di Komodo. Eppure, come ricorda l'aforisma sopra citato, l'emergenza legata alla devastazione delle popolazioni di api in tutto il mondo dovrebbe preoccuparci molto di più delle diete dimagranti prescritte al panda maschio - non ce ne voglia il simpaticissimo cucciolone bianco e nero - per favorirne la riproduzione.
Perché le api sono formidabili indicatori ecologici, ovvero ottimi biorilevatori. Perché lavorano instancabilmente rifornendo gli italiani dei 400 grammi di miele pro capite che consumano in un anno, senza contare la produzione di pappa reale, propoli e cera. Ma soprattutto perché esse - se consideriamo l'Italia - impollinano gratuitamente quasi la metà delle coltivazioni presenti sul territorio. Secondo la Coldiretti, nella nostra penisola sono a rischio circa 50 miliardi di api in oltre un milione di alveari. Una strage che mette in pericolo non solo la produzione mellifera ma anche le colture di mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, ciliegie, albicocche, meloni, zucchine, girasole, colza
Ancor più grave la situazione in Nord Europa e in America dove si sarebbero perse tra il 60 e il 70 per cento delle api impollinatici. Le cause principali di tale catastrofe sono già state individuate sebbene solo in Francia si sia corso ai ripari in maniera pronta ed efficace. Alcuni studiosi anglosassoni hanno posto l'accento sugli squilibri climatici o, per meglio dire, sugli scompensi derivanti dal riscaldamento globale provocato in gran parte dall'effetto serra.
Secondo quanto sostenuto da un gruppo di scienziati della Landau University, invece, la scomparsa di intere colonie di api potrebbe essere attribuita alle onde elettromagnetiche (diffuse dai telefoni cellulari o da altri gadget tecnologici) che interferiscono con il «sistema di navigazione» degli insetti facendo perdere loro l'orientamento. Per via di questo fenomeno chiamato Colony Collapse Disorder (CCD) le api non riescono a tornare alle rispettive arnie, dove rimangono solo la regina, le uova e le api operaie, e quindi sono destinate a soccombere.
Ma la ragione che più di ogni altra rischia di procurare l'interruzione del ciclo biologico di interi raccolti, causandone la scomparsa e portando al conseguente crollo della produttività alimentare, è ascrivibile - a parere del World Watch Institute - a una sorta di rovinosa sindrome chimica, o più specificatamente al ricorso smodato a pesticidi e fitofarmaci in agricoltura, e all'impianto di alcune coltivazioni OGM la cui impollinazione ha provocato il collasso del sistema immunitario non solo delle api, ma di gran parte delle specie di insetti utili o indispensabili alla campagna. In Europa, infatti, l'84% delle produzioni agricole è possibile solo grazie all'apporto degli insetti pronubi che provvedono a fecondare i fiori e a garantire la riproduzione dei semi e dei frutti.
Se è vero, dunque, che la peste chimica che ha decimato la popolazione delle api costituisce la punta dell'iceberg di ben più rilevanti conseguenze ai danni dell'equilibrio ambientale, è pur vero che esse rappresentano gli insetti più evoluti di cui si conosca l'esistenza. Laboriose, generose e altruiste fino alla morte, rischiano di scomparire definitivamente dalle nostre primavere se si continuano a utilizzare prodotti fortemente tossici che, inoltre, potremmo ritrovare entro breve tempo nella catena alimentare, e di lì nell'organismo umano.
È allora necessario informare e sensibilizzare ancor più l'opinione pubblica allertando gli organismi di governo al fine di sospendere le pratiche antiparassitarie nocive, vietando la produzione e la commercializzazione di pesticidi da parte delle multinazionali responsabili dell'avvelenamento su larga scala di questo insetto straordinario che ha saputo già resistere all'inquinamento e all'urbanizzazione selvaggia continuando a produrre quel nettare bruno e dorato che gli antichi greci chiamavano cibo degli dei, e che da tanti millenni rende più dolce e più gradevole l'esistenza degli uomini.
CLAUDIO LUGI
Uno sciame di divertenti curiosità
Vincent, l'orso de La Gang del Bosco, appare in un trailer di Bee Movie e in una scena nel tribunale, dove troviamo pure, incriminato per uso non autorizzato di nome d'arte, la rockstar inglese Sting, animato in 3D naturalmente, il cui nome - guarda un po' - significa pungiglione.
Ray Liotta compare nei panni di un diabolico sponsor del miele e sull'etichetta di migliaia di vasetti di quel dolce alimento.
Visto quanto avviene nel finale del lungometraggio, si è calcolato che in realtà ci vorrebbero due miliardi di api per sollevare o far decollare un aereo.
La vita di un ape dura in media sei settimane durante le quali la loro produzione totale di miele equivale ad un dodicesimo di cucchiaino
L'amore guarisce tutte le ferite, ed il miele ne cura alcune: uccide i batteri e può chiudere una ferita aperta.
Controllare la scadenza del prodotto! Un barattolo di miele fu scoperto in una tomba degli antichi egizi e, quando venne aperto, si rivelò essere buono e mangiabile come uno appena acquistato.
In realtà, solo le femmine di api raccolgono il nettare ed il polline.
Per la storia di Bee Movie, e per fornire un grande, duro ed atletico contrasto al medio-piccoletto Barry B. Benson, i produttori hanno deciso di rendere i Pollen Jocks maschi. Non avevano intenzione offendere le femmine
Solo le femmine pungono, ma solo se l'alveare o la loro vita sono in pericolo. I maschi delle api, noti anche come fuchi, non hanno i pungiglioni.
Le api vedono i colori, ma sono attratte nella direzione dei fiori dal profumo, che ricevono attraverso le antenne.
Infine ecco le regole principali osservate nel mondo delle api, o meglio in Bee Movie:
MAI parlare con gli umani!
Solo i Pollen Jocks hanno il permesso di lasciare l'alveare.
Pensa prima di pungere.
Le api non possono volare quando piove.
Nessuna forma aliena, come cerchi, triangoli e quadrati.
Nero e Giallo: Hallo!
Tutte le api si vestono con vestiti a strisce.
Niente fumo o ronzio dopo le 18:00.
Tutte le api lavorano per produrre le api.
È divertente fare il miele! Ed è per questo che le api non vanno in vacanza.
Tutte le api fanno un solo lavoro, e lo fanno per tutta la loro vita.
Ogni lavoro è importante.
Le api come specie non hanno avuto un singolo giorno di pausa in 27 milioni di anni.